
L'OSTAGGIO
DRAMMATURGIA E REGIA DI VALENTINA ESPOSITO
CON EDOARDO PESCE E GIANCARLO PORCACCHIA

PROSSIME DATE 2026/2027:
11 SETTEMBRE 2026 NARNI Narni Città Teatro - anteprima nazionale
24 SETTEMBRE 2026 ROMA Spazio Rossellini - anteprima regionale
12-13 FEBBRAIO 2027 PISA Teatro Nuovo
1-4 APRILE 2027 MILANO Sala degli Angeli / Desidera Teatro Oscar
10-11 APRILE NAPOLI Teatro Nest
27-30 MAGGIO ROMA Teatro Vascello
SINOSSI: In uno spazio vuoto che sembra non avere via d’uscita, un giovane uomo vive e racconta di un’esistenza vissuta ferocemente nella criminalità, in un’escalation di violenza e perdizione, tra sogno e rimorso, piacere e dolore, rabbia, risentimento, solitudine profonda. Un altro, più vecchio, lo sorveglia, lo giudica implacabilmente, lo tortura. Gli sta addosso, come un mastino affamato, un cane da guerra, lo tiene in ostaggio, gli rende impossibile precipitare fino in fondo, ma nemmeno gli permette di salvarsi, di redimersi. Il vecchio lo costringe ma è costretto a sua volta, trascinato dal desiderio, dalla voluttà, dalla smania volitiva dell’altro. Tra i due pende un cappio di corda che dondola inesorabile come un ammonimento, il segno di un presagio che li lega a doppio filo in un unico destino. Liberamente ispirato a una storia vera.
Costumi Mari Caselli
Assistente costumista Costanza Solaro del Borgo
Musiche originali Luca Novelli/Mokadelic
Aiuto regista Bruno Barbosa De Mello Castanho
Luci Alessio Pascale
Fonico Simone Colaiacomo
Organizzazione e promozione Gabriella Indolfi
Ufficio stampa Carla Fabi e Roberta Savona
Produzione Fort Apache Cinema Teatro, La Fabbrica dell'Attore - Teatro Vascello
con il sostegno di Ministero della Cultura, Regione Lazio
Durata 1 h 15’
Note di regia:
Un uomo solo è alle prese con se stesso e il suo passato nel carcere della sua interiorità. La memoria riempie lo spazio che si anima filtrato dalla soggettività, con le sue distorsioni, le sue proiezioni, il cranio spaccato in due con un’ascia, un chiodo piantato nel mezzo... Il dissidio prende voce, il tormento diventa visibile, la tortura dell’anima si fa materia, sulla scena la persona genera il suo doppio, un personaggio prende forma dal ricordo costretto a interpretare la persona, il soliloquio diventa dialogo e relazione. La dimensione onirica e archetipica deforma il realismo delle situazioni sceniche e del linguaggio. In testa quest’uomo vorrebbe solo silenzio, ma silenzio non c’è, mentre devoto all’altare dei soldi firma la sua condanna all’inferno.